Vanna Spagnolo è nata a Rustega di Camposampiero, in provincia di Padova, presso la casa di Zio Davino, Zia Gemma e dei nonni materni Bragagnolo. Adolescente, con la famiglia si trasferisce a Villastellone, piccolo comune vicino a Torino, ed è proprio dalla quiete delle campagne che l'eflervescente fantasia della giovane artista spicca il volo.
Dopo aver frequentato la Scuola di Arti Grafiche, ha intrapreso una propria autonoma ricerca della natura, suo tema privilegiato, attraverso la prospettiva dell'immagine fotografica.
Progressivamente le sue istanze espressive l'hanno condotta a rivolgersi alla pittura, di cui ha perfezionato una tecnica personalissima, che integra il tratto definito del pennello con il vigore impressionistico della spatola. Dapprima dedita alla descrizione visiva del paesaggio minuto, passando poi attraverso la meditazione intorno a quiete, Vanna ha finalmente individuato il proprio territorio artistico nella conflagrazione del colore, diffuso su vaste tele di paesaggio, di cui la natura, madre e regina, si diffonde con inesausta esuberanza e festosità.
La liberazione delle forze e l'immediatezza con cui le forme vengono poste all'osservazione di chi sperimenta i suoi quadri conferiscono alla pittura di Vanna un carattere quasi selvaggio, dove lo sguardo attento della pittrice converge con quello curioso della bambina.
Certo nella sua pittura vi è traccia di una primitività esotica forse derivata dall'assiduità che Vanna ha coltivato con le terre del continente africano. Una luce diretta, gioiosa e quasi impertinente si è conservata nell'occhio e Vanna ha saputo far tesoro dei suoi frequenti viaggi in Africa, culla del colore infuocato, per fecondare di nuova vitalità la patria d'elezione definitiva: la Toscana.
Ed ecco il colore della natura: casolari appoggiati sulle colline, prati vasti e sorridenti, increspati dal vento, concerto di giallo, di verde e di azzurro, alberi come saggi maestri che vegliano nelle valli.
Tutto nella pittura di Vanna ci invita a una gioia riposata e diretta, sicura della bontà della madre di ognuno di noi: la natura.
Presentazione critica
di Giovanna Aprea Pescino
Se per filosofo si intende colui che apprende il proprio tempo col pensiero vale anche il dire che un artista è colui che coglie il pensiero di un filosofo del proprio tempo e dunque i destini si incrociano inevitabilmente: Vanna Spagnolo, pittrice contemporanea, sembra rappresentare la forma visibile del pensiero meditante di M. Heidegger.
Infatti, avulse da ogni naturalismo accademico, le opere della Spagnolo hanno la veridicità della mimesi autentica; dalla ricca elaborazione cromatica emerge la costruzione di luoghi (topos) la cui eloquenza rappresentativa lascia cogliere il poetico soffio ispiratorio; da artista "naturale" la Spagnolo chiama al tocco del suo pennello tutti gli aspetti della Natura: il cielo e i suoi movimenti, i suoi venti e tutto quanto sotto il cielo splende e fiorisce; il senso della misura e la sobrietà contro la smisuratezza si alternano ad esuberanti sinfonie di colori sapientemente accostati che caratterizzano l'intera opera dell'artista.
L'essenza dell'opera consiste nel condurre l'uomo "dentro" la sua autentica dimensione, nel cuore palpitante della Grande Madre che lo ha generato: la Natura, «una cosa è utilizzare semplicemente la Terra, un'altra è, invece, ricevere la benedizione della Terra e stabilirsi nella legge di questa accettazione come nella propria casa, per custodire il segreto dell'Essere e vegliare sull'inviolabilità del possibile» (M.Heidegger) così Vanna, attraverso la sua opera, invita alla riconciliazione, all'amore ed al rispetto per il fondamento primo della vita stessa. II movimento iniziale consiste nel cogliere lo schiudersi del fiore nella sua fioritura, l'agitarsi del soffio divino tra i rami al vento dove il colore splende e vuole sempre splendere, rivelando l'incessante vicinanza a Dio; ascoltare il tacito richiamo della terra, la voce del vento, il silenzio del sole, il grido della tempesta che è vita, Energia, Dio, Esser-ci, in cui tutto scorre in reciproco accordo. E l'opera continua ad essere Poesia.